Falanghina |
Classificazione: Sannio Doc Uvaggio: Falanghina 100% Caratteristiche del terreno: Argilloso calcareo Sistema di Allevamento: Spalliera e pergola Produzione per ettaro: 80 - 90 quintali Grado alcolico: 12 - 12,5 % Colore: Giallo paglierino chiaro con riflessi verdognoli Profumo: Fresco e fruttato, con spiccate note di mela verde,ananas acerbo e bergamotto, persistenti Sapore: Conferma la freschezza grazie anche ad una spiccata acidità in perfetto equilibrio con la struttura del vino Temperatura di servizio: 10°C La Falanghina, questo antico vitigno, le cui tracce per la prima volta furono individuate circa due secoli fa, nel 1825, trova nel Sannio oggi la sua migliore espressione. Il nome ha origine dal latino ‘phalange’, cioè legata al palo. Vinificata in purezza esprime intatta la sua natura e la sua caratterizzazione. Il vitigno matura nella seconda metà di settembre e viene generalmente vendemmiato agli inizi di ottobre. È mediamente produttivo, vigoroso, non molto omogeneo e richiede un clima caldo e asciutto. Ha un ceppo robusto, con tralcio di media lunghezza, piuttosto debole, poco ramificato, mentre la foglia è di media grandezza, trilobata, cuneiforme, quasi intera, di colore verde chiaro, con la pagina inferiore lanuginosa. Il grappolo è lungo, tronco-conico, mediamente compatto e alato; l'acino è piccolo, sferoide, di colore grigio-giallastro, con buccia spessa e pruinosa, polpa croccante, dolce e acidula. ABBINAMENTI GASTRONOMICI La Falanghina è un vino bianco dai profumi delicati. Può essere abbinato al pesce grigliato o fritto, a paste con frutti di mare e sughi di verdura e pomodoro e accompagna felicemente le ricette campane più tipiche, come i "paccari napoletani". Risulta eccellente servita come aperitivo, a una temperatura di 10° C.
La Falanghina è un antico vitigno, già noto e apprezzato dai Sanniti e dai Romani che lo chiamavano anche Falernina, per la sua grande diffusione nel "Falernus Ager". Furono probabilmente i mercanti romani a portare in Italia quest'uva dalla Grecia, diffondendone la coltivazione al centro e al Sud. Deve il suo nome al latino "phalange", cioè "legata al palo", per l'antico sistema di coltivazione con cui veniva fatta crescere la vite. Le notizie certe sul vitigno sono molto più recenti e risalgono al 1825, quando la Falanghina viene citata in un trattato come uno dei migliori vitigni di origine sannitica. Più avanti, negli anni Trenta, un gruppo di enologi incorona la Falanghina come uno tra i migliori vitigni italiani, tanto da raccomandarne la diffusione per migliorare la produzione delle principali zone viticole del Mezzogiorno. Oggi la Falanghina sta vivendo un momento di rinnovato successo, grazie ad una politica di riscoperta e valorizzazione dei vitigni storici e regionali. Alla Falanghina viene dedicata ogni anno a fine settembre nel comune di Sant'Agata dei Goti una "Rassegna regionale" durante la quale vengono presentati i tanti vini prodotti in Campania con uve falanghine. Oltre ai vitivinicoltori, sono invitati consumatori, ristoratori, esperti di enogastronomia, enologi e giornalisti specializzati che possono assistere a convegni e degustazioni guidate. |

