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Il vino “Greco di Tufo” puo’ essere elaborato nella tipologia “spumante” con il metodo della rifermentazione in bottiglia (metodo classico) purche’ affinato per almeno 36 mesi in bottiglia a decorrere dal 1° novembre dell’anno della vendemmia. Caratteristiche
Caratteristiche: Acidità totale minima: 5,0 g/l
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5°% vol.
Estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l
Colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso.
Odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico.
Sapore: fresco, secco, armonico.
Costo: €2.50
II vitigno piu’ antico dell’Avellinese e’ senza dubbio il Greco di Tufo, da cui si ricava l’omonimo vino, importato dalla regione greca della Tessaglia, dai Pelagi. La sua origine risale sicuramente ai Romani, che usavano consumarne ai loro fasti banchetti, ma forse anche a tempi piu’ lontani. Il nome e’ mutuato da un comune della provincia di Avellino, Tufo per l’appunto, che e’ al centro della zona in cui si producono le uve destinate a questa celebre produzione campana (circa 360 m. di altitudine). La coltivazione del vitigno Greco fu diffusa all’inizio sulle pendici del Vesuvio e successivamente in altre zone della provincia di Avellino. La conferma dell’origine millenaria di questa vite e’ data dal ritrovamento a Pompei di un affresco risalente al I secolo a.C. dove si menziona esplicitamente il “vino Greco”.
Si sposa perfettamente con tutti i crostacei, aragoste e frutti di mare; puo’ accompagnare anche piatti a base di uova e formaggi freschi. Senza dimenticare quanto sia gradevole come aperitivo, servito attorno ai 10°C e stappato al momento del servizio. Il “Greco di Tufo spumante” e’ indicatissimo come aperitivo e servito con antipasti freddi. Columella chiamava il vitigno “Alinea gemella” in quanto produceva grappoli doppi. Plinio racconta che il vitigno dava “un vino leggermente duro, ma che si conserva molto bene migliorando con l’invecchiamento”. Catone fornisce un’ulteriore differenziazione in “Alinea minor”, destinata alla produzione di vino e coltivata in terreni fertili e bene esposti e quella “Maior”, la cui uva era invece piu’ adatta ad un consumo diretto. Un vino particolarmente amato dagli antichi romani e di cui si trova traccia nella letteratura classica, nonche’ in alcune epigrafi pompeiane.
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